TUTTO QUELLO CHE NON SAI SUL JEFTA, l'accordo commerciale Europa-Giappone che stiamo firmando.

E grazie soprattutto per aver promosso questo momento di ascolto perché è proprio la direzione nella quale noi vogliamo andare, cioè quella di ricostruire questo dialogo Peraltro in sala ci sono numerose organizzazioni che fanno parte della coalizione: c’è la “FLAI CGIL”, “FP CGIL”, c’è la “Fondazione Univerde”, insomma, varie organizzazioni c’è “Fare Verde”, “Federconsumatori” Vorremmo – peraltro io dopo cederò il microfono a chi vorrà intervenire successivamente -… vorremmo che questa modalità di confronto e di discussione si mantenga proprio perché noi non possiamo affrontare i trattati commerciali come affronteremmo una partita di pallone Purtroppo il commercio è una cosa molto delicata e molto dettagliata Il diavolo è nelle pieghe e soprattutto in questi trattati c’è un’escalation di – come dire – di normazione, di intrusione nei meccanismi di decisione politica che sfuggono ai non tecnici E sfuggono proprio perché sono nascosti in una retorica molto intensa Quello che possiamo notare tra il trattato JEFTA e i suoi prodromi che abbiamo abbondantemente, insomma, contestato quindi il CETA, il TTIP è questo passo in avanti I normatori hanno migliorato il loro linguaggio, lo hanno avvicinato al nostro, hanno inserito molte – come dire – volontarietà Penso per esempio al clima, dicono: «Parleremo e lavoreremo insieme nel cuore internazionale sul cambiamento climatico», penso al lavoro: «Lavoreremo insieme all’OIL», ecc Entrando nel caso specifico peccato che, per esempio, in questo caso il Giappone non ha ratificato due convenzioni dell’OIL: una sul lavoro schiavo, quindi non stiamo parlando di cose accessorie, e il trattato non contiene nessuna clausola vincolante, nessuna road map per la sua eliminazione e per l’avvicinamento C’è, invece un attacco frontale agli standard perché la decisione di standard, appunto, ambientali, gli standard sociali, anche di caratteristiche di fabbricazione dei prodotti vengono affidate a questi comitati bilaterali che vengono gestiti in autonomia dalla Commissione e dal Governo giapponese, in questo caso, ma dai Governi in generale, in questa generazione di trattati Commissioni rispetto alle quali i cittadini non hanno alcuna udienza, alcun ascolto e alcuna possibilità normativa di accedere, a meno che non siano convocati graziosamente Questi chiaramente sono dialoghi nei quali alcuni soggetti, alcuni stakeholder sono più forti di altri Lo vediamo in questi giorni, quando un tema – appunto – come il trattato con il Canada ha ripreso incredibilmente una grande narrativa mainstream in tutti i quotidiani, però accogliendo soltanto alcuni numeri, alcuni dati e alcune voci Questo lo riteniamo particolarmente grave perché – appunto – invece sono quelle, come dire, misure dettagliate, specifiche e sfaccettate, all’interno delle quali bisogna ascoltare tutti Un titolo ho trovato particolarmente irritante: “Lo 0,6% dei cittadini decide il futuro dell’economia italiana” Se queste organizzazioni che sono in questa stanza e a questo tavolo, secondo voi sono lo 0,6% dei cittadini… e ce lo vedremo alle prossime elezioni, cari amici! Anche perché ricordo che invece, su questi trattati, prima delle elezioni politiche ben 4/5 dei candidati di tutti gli schieramenti si erano dichiarati pubblicamente contro e avevano dichiarato la propria volontà di riaprire il negoziato Allora, noi come sempre utilizziamo il massimo della nostra apertura al dialogo e anche capacità tecnica possibile, lo mettiamo a disposizione degli interlocutori politici di tutti i livelli (in Italia e in Europa) per aprire un confronto Raccolgo l’invito dell’Onorevole Russo e degli Onorevoli Fattori… della Senatrice Fattori e dell’Onorevole Fassina con grande entusiasmo da parte nostra È importante mantenere un canale di dialogo che venga prima della discussione e della firma dei trattati In questi stessi giorni a Bruxelles non c’è solo la firma del JEFTA, c’è la discussione di un accordo molto simile, molto pericoloso per alcuni settori importanti, sia dell’agricoltura, ma anche della tecnologia italiani ed europei (parlo del MERCOSUR) che ci metterebbe in un’area di libero scambio con alcuni dei più grandi esportatori dell’America Latina come Brasile, Argentina – insomma -: robette da non affrontare così a cuor leggero e che soprattutto – contrariamente al Giappone – sarebbe poi successivamente,

in caso di voto del Parlamento europeo favorevole, all’attenzione del Parlamento italiano Ci sono accordi analoghi che dovremmo affrontare col Vietnam, con Singapore, con molti Paesi della sponda sud del Mediterraneo, sono trattati che hanno – appunto – luci ed ombre E quindi è importante che al legislatore italiano non arrivino sul collo in scivolata nei giorni prima della firma È importante che in questo il Parlamento faccia un po’ quella funzione di cerniera democratica tra la società civile e le organizzazioni produttive (tutte) Purtroppo stamattina a Tokio c’è stata una firma importante, non va – come dire – ridimensionata la sua portata Ho letto il comunicato che hanno fatto insieme Junker, Tusk e il Primo Ministro: è un comunicato non solo trionfalistico, ma che propone – sostanzialmente – Giappone e l’Europa e l’Unione Europea come alfieri di una controffensiva di liberalizzazione dei mercati, che loro ovviamente definiscono “fair”, definiscono – diciamo – si sostegno allo sviluppo, ma che poi ha le caratteristiche che conosciamo Quindi, credo, dobbiamo essere consapevoli che siamo di fronte a una sfida che rimane difficilissima Anch’io ho sottolineato dall’opposizione, come parlamentare di Liberi E Uguali il fatto positivo annunciato prima dal Ministro dell’agricoltura e poi dal Vicepremier Di Maio sul no al CETA, che viene proposto al Parlamento italiano È un passo avanti molto rilevante, anzi direi una svolta rispetto a quello che è successo nei decenni addietro e tuttavia credo che – appunto – è una svolta che va portata avanti Credo che dovremo trovare il modo per discutere anche in Parlamento del trattato che è stato ratificato oggi perché la stragrandissima maggioranza – non solo dell’opinione pubblica, ma dei nostri colleghi – non sa nulla E dobbiamo – appunto – attraverso un lavoro preventivo con le associazioni preparare i passaggi dei trattati che sono in discussione con l’opacità che prima veniva ricordata Per quanto riguarda il JEFTA, invece i nostri europei hanno reputato che questo trattato fosse… avesse più aspetti positivi che negativi (e qui poi ognuno avrà la sua visione), mentre per tutti i trattati a venire io ho chiesto con forza di ristabilire il tavolo di confronto con le associazioni di categoria in modo che non ci siano altre occasioni del genere dove ci si è sorpresi della firma di qualcosa senza averlo potuto discutere Ho avuto rassicurazioni in merito, siamo anche a luglio e immagino che ci vorrà qualche tempo, però io credo che posso dare il mio contributo spingendo affinché si costituisca questo tavolo e spingendo affinché il no al CETA, ribadito da Luigi Di Maio, sia poi un motivo di militanza anche di tutti i parlamentari del 5 Stelle che sono cambiati, sono aumentati rispetto alla scorsa legislatura e quindi dobbiamo cercare di impegnarli anche in una militanza affinché questo trattato non sia messo nel cassetto, ma piuttosto venga bocciato Io su questo ho preso un impegno la scorsa legislatura, lo rinnovo in questa e ringrazio il comitato per darci sempre supporto sui territori e anche in Parlamento Siamo con questo – diciamo così -… con questo genere di approccio veramente mettendo a rischio qualcosa di grosso e che ci riguarda veramente tutti da vicino e chi ci guadagna, invece – guardiamoci con attenzione – sono veramente un numero ristretto di soggetti e stiamo facendo una cosa più grave: stiamo creando un precedente che se lo riusciamo a gestire mettendo sul piatto della bilancia tutta l’Unione Europea rispetto al Canada – ad esempio, per fare un esempio perché quello che ormai è in discussione, visto che il JEFTA è stato siglato – se non siamo in grado di mettere il nostro peso – diciamo così – politico e in contrattazione nelle contrattazioni in questo genere di punti di forza – voglio dire – abbiamo perso poi su tutti i fronti, tutti i fronti, perché poi questo aprirà la linea su tutta la serie anche di accordi che – ad esempio – Monica ha appena citato E sono tanti e stanno tutti aspettando la conclusione di questi per partire uno dietro l’altro Quando parliamo di standard non stiamo parlando di standard in sicurezza campati in aria: parliamo di cose concrete Stiamo parlando, ad esempio, di pesticidi, di residui di pesticidi che abbiamo nel nostro cibo Insomma, l’anno scorso sono stati tantissimi – no? – anche nel nostro Governo a – giustamente – esprimersi contro anche la presenza di residui di glifosato nei nostri alimenti,

nelle nostre bevande, nel nostro ambiente Stiamo facendo un accordo con un Paese dove, ad esempio, il frumento viene coltivato ancora con l’utilizzo di glifosato come disseccante! Quindi nelle fasi finali della raccolta e quindi con la possibilità (ovviamente più alta) di avere residui nel prodotto finale Questo non va a scapito solo – ovviamente -, poi di chi questo frumento se ne nutre, ma pensiamo alla nostra agricoltura e quello può essere il contraccolpo nel nostro Paese Ma ovviamente ci sarà chi ne può parlare meglio, però – insomma – gli OGM, pensiamo agli OGM: abbiamo siglato un accordo col Giappone In Giappone sapete qual è la soglia di tolleranza degli OGM nel ciclo non etichettata? È del 5%! In Europa è dello 0,9%! Riteniamo alto lo 0,9% in Europa e andiamo a dire che il 5% è uno standard accettabile in un accordo di questo… cioè, c’è qualcosa che non torna in questo contesto Stiamo facendo accordi con chi magari ha normative molto più deboli anche sul traffico e sul commercio di legname e quindi anche con rapporti molto più – diciamo così – dubbi sull’origine legale o illegale di questi prodotti Ci sono tutta una serie di problematiche che non vengono trattate e in un contesto in cui queste negoziazioni continuano ad avvenire in assoluta segretezza! Perché ci sembra possibile che il JEFTA, i primi pezzi di carta, il primo nero su bianco, lo abbiamo visto a seguito di like che vengono fatti in maniera anche illegale? Non ha senso! La stessa cosa è successo col TTIP, la stessa cosa succede col CETA Sono tutti accordi che hanno alla base – diciamo così – un qualcosa che, diciamo, tanto sano non è e a me viene sempre da pensare che la parola “marcia” rispecchia più la realtà rispetto a quando parliamo di queste problematiche Quindi questa fantomatica “cooperazione regolatoria” che teoricamente la vogliamo tutti, nel senso che se abbiamo tutti a livello mondiale gli stessi standard di sicurezza siamo tutti più tranquilli, più contenti, più felici, più sani, più sicuri Se però questo livello di cooperazione regolatoria, invece di andare a utilizzare gli standard migliori, tende ad abbassare il livello allora qualcosa non va: qualcosa non va e forse qui dobbiamo intervenire E adesso cito una bellissima parola che fa venire la pelle d’oca a tanti, ma secondo me è fondamentale, non dobbiamo dimenticarci: ricordiamoci che il principio di precauzione ce lo invidiano in tutto il mondo In qualità di cittadini, consumatori, persone, il principio di precauzione è un gioiellino che possiamo vantarci Questo genere di accordi non solo non sanno neanche dove sta di casa il principio di precauzione, ma lo prendono e viene seppellito sistematicamente sotto tonnellate di terra Perché è scomodo, è una cosa che non funziona Quindi questi – secondo me – sono gli aspetti importanti perché, se il diavolo sta nei dettagli, questi accordi sono principalmente dettagli Perché sono tutte le varie Commissioni – come già menzionato – che poi vanno di nascosto, a porte chiuse, senza nessun tipo di legittimazione, anche politica, da parte dei cittadini a modificare o a interagire con quelle che sono normative, regole, direttive, leggi che invece servono a tutelarci Credo che ci sia – in queste ore – una disattenzione politica sull’attacco che più complessivamente viene mosso nello scenario internazionale al nostro made in alimentare E quindi non c’è che da ringraziare l’Onorevole Russo, la Senatrice Fattori e l’Onorevole Fassina per costruire un tavolo di riflessione e di coordinamento che porti a sintesi unitaria le diverse riflessioni Chiaramente, per quanto mi riguarda, non posso che soffermarmi sul tema agroalimentare E allora, chi stamattina distrattamente leggeva “Il Sole 24 Ore”: “ONU, agroalimentare sotto accusa: Parmigiano e olio come il fumo” Non è un capitolo così distante rispetto all’analisi che stiamo facendo degli accordi internazionali, perché i prodotti della nostra dieta mediterranea, quelli che assicurano all’Italia la longevità più elevata nelle statistiche dell’organizzazione mondiale della salute – ad avviso dell’Organizzazione Mondiale – dovranno essere forse etichettati con un avviso di rischio per quanto riguarda l’elevata presenza di zuccheri, di sale, di grassi E questi prodotti saranno – appunto – il Parmigiano e l’olio Guarda caso, nella lista delle poche denominazioni superstiti tutelate dall’accordo con il Giappone, non c’è nessun olio italiano Eppure penso che questo sia anche un Paese che abbia una sua riconoscibilità

sul piano agroalimentare, in particolare le Regioni del Sud, per oli di qualità E olio non è soltanto un ingrediente da portare in tavola: olio è anche una tradizione di cultura, di mestieri, di paesaggi E questa è una minaccia – appunto – che leggiamo in una rivalutazione della geografia e della mappa dei cibi E per quanto riguarda il Parmigiano – ancora una volta – se andiamo a leggere la lista dell’accordo di partenariato con il Giappone ci rendiamo conto che è vero: del Parmigiano Reggiano è presente l’indicazione nella lista delle 19 denominazioni, nel Canada erano 28, siamo scesi a 19 Quindi si riduce l’ambito delle indicazioni protette, però – ancora una volta – riconosciamo il diritto a utilizzare, in Giappone, il termine volgarizzato “Parmesan” Quindi un ulteriore vulnus, anzi un’incitazione all’agropirateria internazionale all’italian sounding – no? – che ancora nelle ultime dichiarazioni del Governo si intendeva reprimere e combattere Per cui, insomma, tanto il CETA quanto il Giappone riproducono gli stessi vizi di origine Anche per il Giappone siamo di fronte ad un accordo che si è iniziato a discuterne nel 2012 e che frettolosamente, in queste ore, stiamo tentando – no? – di leggere con fatica rispetto alla dispersione dell’enorme materiale in qualche migliaio di pagine dove – e dico a chi si occupa di agricoltura – l’accordo con il Giappone fa riferimento al fatto di usare con la massima moderazione le sovvenzioni Onorevole Russo, lei sa bene che stiamo discutendo in questo momento degli aiuti della politica agricola comune Quindi come si riesce a rendere compatibile la moderazione di sottrazione, da un lato, e la necessità di avere più contributi europei alla PAC diventa un altro elemento di riflessione Più contributi alla PAC perché ormai penso che sia opinione comune che si tratta di compensare le esternalità in agricoltura Parliamo di tassi? È vero, ma poi va anche ricordarci che il Giappone si riserva di applicare le misure di salvaguardia agricole, cioè in certi casi, ad insindacabile giudizio del Giappone (quindi la clausola non è bilaterale) possono essere ripristinate le condizioni di – diciamo – anticipata esclusione per quanto riguarda le carni bovine, suine, le suine i trasformati Per il non food il JEFTA prevede la possibilità di impiegare il marchio “Made in Europe” and “Made in Japan”, ma non per i prodotti agricoli per i quali resta in vigore la regola della “trasformazione sostanziale” Per cui è il Paese dove avviene l’ultima lavorazione che diventa il Paese di origine: perdiamo la tracciabilità dei prodotti nell’alimentare E, al di là del fatto dell’OGM, io credo che il vulnus principale derivi, appunto, dalla perdita di tutela delle indicazioni geografiche Non solo nel settore dei prodotti, voi sapete che la disciplina europea distingue i prodotti alimentari dai vini, io non insisto sulle DOP, IGP perché molto si potrebbe dire Mi dispiace, ad esempio, pensare che la mozzarella di bufala campana – che è l’unica a denominazione del nostro sud -, presente nella lista, quindi torna la solita… in questi giorni sui giornali si legge la manina – no? – del Decreto Dignità, ma c’è anche la manina – no? – dell’accordo del JEFTA che ha escluso tutte le denominazioni del Sud La mozzarella è prevista, però – guarda caso – non si protegge né il termine “mozzarella”, né il termine “Campania”, né il termine di “mozzarella di bufala”, ma soltanto se è il termine tutto completo: “mozzarella di bufala campana” E per sette anni valgono comunque le concorrenze apportate dalla registrazione

degli altri marchi registrati in Giappone E dicevo per i vini: a parte che si proteggono 28 denominazioni su 523, però quello che mi preoccupa è ancora una volta, sì l’economia, ma anche la cultura del consumo Se noi chiediamo a un consumatore europeo italiano: che cos’è un vino? Un vino è un prodotto ottenuto dalla fermentazione dell’uva Ma nell’accordo con il Giappone noi ci rendiamo conto che dovremmo equiparare delle pratiche enologiche che sono completamente diverse A parte il fatto che non sarà più la vite (la vitis vinifera) a essere il riferimento botanico dell’estrazione dell’uva per produrre vino, ma addirittura le pratiche dell’arricchimento prevederanno di mettere in aggiunta il glucosio, il fruttosio, gli zuccheri Quindi produrremmo vino con ingredienti diversi, ma soprattutto non sarà più vino se è vero che la gradazione alcolica di quel prodotto potrà anche essere pari a 1 grado alcolico Quindi bevande completamente diverse! E poi in Europa abbiamo combattuto! Oggi sappiamo, invece che in tre fasi dovremmo equiparare delle pratiche enologiche che porteranno a utilizzare tutta una serie di sostanze che non sono ammesse in Europa È inutile… qui si tratterebbe di parlare con enologi esperti, ma dalla cellulosa alla caseina, dall’ammoniaca al carbonato, e per capire se è la farina di frumento Cioè, produrremmo vino anche con questa – diciamo -… con questa serie di pratiche che non sono ammesse E in caso di dissenso non avremo Tribunali, Corte di Giustizia, ma questa procedura dei comitati che credo, ancora una volta come per il CETA, abbiamo detto (forse invano) prefigurano delle forme di tutela costituzionalmente non conforme a un nostro ordinamento perché l’Italia – nel momento in cui fa cessione di sovranità per la stipula di accordi internazionali economici – comunque salvaguardia quello che è l’assetto delle proprie competenze intere Allora non è pensabile che, in caso di dissenso sulle barriere non tariffarie, debba essere un comitato a decidere Ecco, per cui ancora una volta – insomma -, se facciamo appello soprattutto al buon senso, alla ragionevolezza, alla coerenza, all’intelligenza del gruppo di parlamentari che ha già preso le mosse Perché -obiettivamente – qualche elemento di incertezza dalla lettura dei giornali lo acquisiamo Se è vero che da un lato il vice-Presidente del Consiglio chiede di non ratificare il CETA, il Ministro dell’agricoltura stamattina dice: «Nessuna fretta di votare sul CETA» Questo è – appunto – nei giornali di oggi, ma ancora qualche giorno fa lo stesso Ministro diceva che il CETA andava immediatamente bocciato, quindi evidentemente chiediamo ai nostri parlamentari, magari anche di riuscire a creare quella sintesi politica necessaria per portare avanti le nostre determinazioni Perché noi assistiamo a una vera e propria campagna di disinformazione sul CETA che è tutta all’insegna di dire – insomma -: «No a posizioni protezioniste noi ci dobbiamo aprire…», senza nessun tipo di riflessione su che cosa sono questi accordi commerciali e – soprattutto – sulla valutazione vera che è stata già fatta! I dati sono incontrovertibili tra costi e benefici, per cui io quando sento parlare adesso che: «Valuteremo costi e benefici», io dico: «Ma guardate, noi abbiamo dato e fornito – insomma – in tutto questo tempo tutti i dati in cui è assolutamente chiaro qual è l’impatto negativo (negativo) sul settore agricolo, sul settore agroalimentare, sulle norme per quanto riguarda i lavoratori» Quindi ha un impatto sociale, economico e ambientale! Non dimentichiamo qua che cosa questo comporta in termini di – diciamo – anche proprio di sicurezza alimentare per quanto riguarda i cittadini con tutto quello che significa

Tra l’altro i dati di oggi dimostrano che – avendo di fatto l’Europa già firmato, è entrata in vigore una prima parte – tutta questa campagna, diciamo, di promozione dicendo che chissà quali sono i vantaggi si dimostra, con i dati alla mano, che non è assolutamente così E qui… e siamo ancor più preoccupati sulla vicenda anche del Giappone, perché l’accordo col Giappone non è che è dissimile – no? – dall’impostazione Perché la maggior parte di questi accordi hanno questo tipo di impostazione, capito? È questo il punto! E tra l’altro mi meraviglio anche di coloro, tra l’altro, che invocano anche la sovranità nazionale senza rendersi conto che accordi come questi tolgono sovranità alle persone, ai cittadini e tolgono sovranità anche ai Paesi Ricordiamoci tutti quello che è accaduto sulla vicenda del TTIP Noi parlamentari fummo costretti – diciamo -, sorvegliati, a poter consultare (autorizzati dopo tanti problemi, polemiche) presso il Ministero dello sviluppo economico solo la parte che era stata già – diciamo – esaminata e approvata senza neanche poter fotografare, senza neanche poter quindi lasciando il cellulare, prendendo appunti solo sporadici senza ricopiare Questo per dire il livello – diciamo – di segretezza e di totale – diciamo – espropriazione di qualsiasi diritto dei Parlamenti, figuriamoci – diciamo – dei cittadini, delle imprese e con tutto quello che comporta Dando la sovranità e il potere assoluto, in realtà, non ad altri Stati, proprio alle multinazionali, a coloro che hanno senza regole (perché questo è il punto vero), senza alcuna regola possono – diciamo – fare il bello e il cattivo tempo Devo dire che sono molto d’accordo con tutti gli interventi, in particolare con quello della Fattori perché è giusto ricordare che il Governo ha preso una decisione coraggiosa rispetto al CETA e dobbiamo dirlo, marcarlo con forza, segnalarlo E da questo punto di vista servirebbe anche un impegno suppletivo, un ulteriore sforzo, un colpo d’ala per affrontare anche il tema del JEFTA che – appunto – è il tema che discutiamo Ma il documento non lo abbiamo riscritto perché dovevamo ricordare le battaglie che abbiamo condotto nel corso degli ultimi cinque anni, la nostra posizione rimane quella, univoca: noi siamo contro questi trattati tossici Abbiamo preso posizione anche perché volevamo esternare tutta la nostra stima, tutto il nostro affetto anche per la volgare aggressione che il movimento ha subìto nel corso di questi giorni, e in particolare anche Monica che insomma è stata oggetto di veramente un insopportabile lo dico io che abitualmente sono sempre uno molto tollerante, ma proprio di un insopportabile aggressione da quelli che si fregiano del titolo di progressisti riformisti e quanto altro, insomma Questo termine nobile del riformismo non ne può più di essere violentato da questi epigoni che quotidianamente ci vengono a spiegare che questo è il modernismo e che noi siamo – ovviamente – i custodi del conservatorismo Allora, lo abbiamo voluto fare proprio perché ci sentivamo di esternare nei confronti di Monica e di tutto il movimento – perché il movimento è composto non solamente da Monica – questa posizione e naturalmente continueremo la nostra battaglia insieme alla CGIL La CGIL sta predisponendo anche qui una presa di posizione Naturalmente sapete (e qui rubo ancora 30 secondi) che siamo particolarmente impegnati in questa fase perché il 24, 25 e 26 abbiamo una mobilitazione contro i voucher – in agricoltura e in particolare la nostra categoria – e quindi è evidente che c’è un sovrapporsi di date e scadenze e iniziative Se noi continuiamo su questa china di continuare a impoverire la nostra popolazione (e non solo la nostra) è ovvio che questo è lo strumento migliore per dare poi seguito a questi trattati, nel senso che noi, man mano che continuiamo, introdurremo nei nostri scaffali del cibo di serie b di serie c non è non è che non lo compreremo perché non sapremo distinguere il cibo quello originale da, invece quello – tra virgolette – “contraffatto” Sceglieremo quello contraffatto perché costa molto di meno

E quando arrivi a 5 milioni di persone in povertà assoluta questi tipi di accordi sono strumentali a questo continuo spostamento di risorse da reddito a rendite e la popolazione è carne da macello, se ne faccia una ragione Seconda questione, invece ancora che viene prima, e qui c’è in ballo la qualità della nostra democrazia parlamentare, è in ballo la qualità della democrazia parlamentare UE Su quella UE abbiamo già problemi grossi come delle case, con questo Consiglio europeo che svolge un ruolo che è ormai inaccettabile nel 2018 E questo è lo strumento, perché a me va benissimo e sono contento se per una volta abbiamo un Governo che prende una posizione così chiara sul CETA, però è lo stesso Governo, che mi risulta in funzione, che nel giro di 72 ore da l’ok a una firma! Allora, non sta cambiando niente se questa è la logica Dice: «Vabeh! Lasciatemene uccidere 4, tanto ne salvo uno, ma sul CETA mi sono impegnato» Ma la vera forza, sennò è inutile tirare in squadra professori come Bagnai, come altri quando poi – in realtà – continuiamo a perseguire le stesse logiche Cioè, o cambiare le maggioranze serve per cambiare modo di pensare e per veramente spalancare le finestre e capire che questo è oppure noi qua andremo a tirare la volata alle forme più brutali di protezionismo, alle guerre commerciali più spietate e poi cosa dobbiamo fare? Adesso dobbiamo tifare Cina perché fa ricorso al WTO? Dobbiamo scegliere, a certo punto, da che parte stare e man mano che staremo peggio, che saremo più impoveriti, che saremo più e… scusate: come sono andate le esportazioni italiane? L’altro ieri eravamo lì – e la finisco subito – a stappare bottiglie perché: «Ah! L’industria farmaceutica italiana per la prima volta ha superato anche la Germania», e ci va bene che la Svizzera non è nell’Unione Europea, così adesso possiamo dire che siamo i primi esportatori di farmaci Ma… sì, va bene e abbiamo visto anche l’esportazione in altri settori, ma l’aumento delle esportazioni corrisponde a un aumento della ricchezza per il nostro Paese? Qua affermiamo che comunque già il problema riguardante la contraffazione “Italian Sounding” in Italia toglie la bellezza di 110 mila posti di lavoro, di cui il 30% intorno al 40%, quasi, abbiamo proprio per quanto riguarda l’agroalimentare Nel momento in cui noi andiamo a porre delle barriere (perché quelle barriere, alla fine, sono) cosa succederà per il sistema economico? Ma soprattutto cosa succederà per le piccole imprese? Perché il problema di fondo non è la grande distribuzione, il problema di fondo sarà per quelle piccole imprese che oggi vivono e sopravvivono grazie alla produzione dei prodotti agroalimentari ed enogastronomici Poco fa è stata detta una cosa molto importante: il prodotto agroalimentare non è tale in quanto prodotto, ma perché comunque è storia e cultura e identità di un luogo Noi, attraverso l’agroalimentare, facciamo sopravvivere quella che è una collettività di un piccolo paese, di una piccola realtà Quindi, a prescindere da questo, ci troverete sempre a fianco a voi, in qualunque battaglia che vogliamo portare avanti, perché è fondamentale perché comunque tutelare il Made in Italy, ma soprattutto tutelare l’enogastronomia significa comunque tutelare noi stessi, tutelare i nostri figli, tutelare sicuramente l’ambiente Per stare sul tema, rispetto ai trattati di cui stiamo parlando, io volevo dare questo tipo di contributo: spesso vengono valutati, ci sono delle analisi che valutano – soprattutto – gli effetti complessivi, però dietro a questi effetti complessivi rispetto all’aumento della ricchezza, la possibilità – appunto – dell’aumento delle esportazioni Raramente viene… poi si va a vedere – appunto – a chi ha maggiormente giovato di quel dato, seppur positivo In un settore, come quello dell’agroalimentare, dove da diversi anni la crescita – diciamo – è più appannaggio dell’industria di trasformazione che dell’agricoltura, penso che questo

debba essere tenuto in conto E quindi ci chiediamo – appunto – se questo tipo di trattati va ad avvantaggiare chi – per esempio – lavora rispetto all’identità Prima si citava l’identità del cibo, cioè il nostro cibo identitario, chi conserva la biodiversità Oppure pensiamo che, abbassando gli standard, si danneggino i giacimenti gastronomici del nostro Paese Allora, con un pochino di preoccupazione guardiamo anche alle recentissime dichiarazioni anche del Viceministro Di Maio di revisione del CETA – no? -, che c’è stata proprio ieri nel dibattito televisivo con il Presidente Boccia Noi siamo per portarlo in aula e bocciarlo – come già si è detto qui – e anche come vediamo in maniera preoccupata le aperture alla dilazione nel tempo fatte dal Ministro Centinaio Cioè, quello che si chiede alla politica è di fare delle scelte, andare… siccome ognuno di questi trattati probabilmente determinerà anche dei vantaggi, però la politica deve scegliere se destinare questi vantaggi a chi – diciamo – ha fatto profitto, oppure a chi difende valori che noi riteniamo importanti come biodiversità, produzioni gastronomiche identitarie e quant’altro Grazie Arrivare alla firma di un trattato con il Giappone che compromette, che svende così – anche se in maniera minore rispetto al CETA e al TTIP – l’agroalimentare italiano, mi lascia molto sorpreso Sicuramente andrà fatta una verifica interna tra le forze politiche del perché si sia arrivati a questo e sono sicuro che in particolare la Senatrice De Pedis e la Senatrice Fattori si faranno carico di chiedere con forza, insomma, di arginare eventuali ulteriori firme di trattati simili a quello firmato con il Giappone, perché è evidente che non si può dire di no al CETA e lasciare la porta socchiusa a degli accordi che marginalmente o – diciamo – rimpastati con qualche parolina modificata possono invece entrare dalla finestra dopo che gli è stata chiusa la porta Io credo che bisogna sottolineare l’importanza con cui noi ci muoviamo (sto parlando della coalizione, sto parlando…) noi ci muoviamo come corpi intermedi su tali questioni Perché la cosa è più complicata di prima Quando noi (e abbiamo fatto tanto per il TTIP, quanti convegni abbiamo fatto? Riunioni… anzi, ricordavamo che con Rufolo le belle cose che abbiamo fatto all’Università ecc… ecc…, a Napoli, ma non solo: tu sei a Napoli, io ne ho fatte… altro che a Napoli!) la cosa è un pochino più complicata adesso, perché guardate che potrei cavarmela solo con una battuta, ma invece non farò solo la battuta: noi avevamo un grandissimo alleato che era Trump contro il TTIP Cosa voglio dire con questa battuta? Attenti che ci sono due filosofie: la prima che è quella del cosiddetto – diceva molto bene Ruffolo – “modernismo”, la liberalizzazione sfrenata E allora lì ci giochiamo questioni democratiche, il principio di precauzione Ma – insomma – non voglio ribadire, ripetere le cose che noi tutti sappiamo: faccio su un intervento di metodo Quindi c’è questa linea Beh! Ma guardate che ne sta venendo avanti un’altra pesantissima, che è quella, invece del… non voglio fare politica, ma è perché la definizione con cui si discute in questi giorni – no? – del sovranismo, dei dazi o che altro E allora la questione vera è quella che diceva – appunto – Monica Noi, noi nella nostra battaglia non dobbiamo solo dire dei no, anche perché a volte ci corriamo il rischio che se diciamo un no senza motivazioni, senza approfondimenti magari diamo ragione a Trump Io, per una questione di pregiudizio, a Trump non gli darò mai ragione, ma questa è una questione di pregiudizio mia: vi prego di scusarmi ecc… ecc Ma… e allora Monica (e finisco il mio intervento) si tratta di fare, a parte l’ottimo lavoro, io ti ringrazio anche per l’elaborazione della documentazione, non solo dell’organizzazione di queste cose, ma quindi ci vuole organizzazione

e contenuti perché i corpi intermedi della nostra società, da un po’ di anni a questa parte, tendono sempre (arriva prima uno, arriva poi l’altro, arriva l’altro ancora) a essere un pochino banalizzati E potremmo dire – per esempio – aggiungere che la direttiva sulla qualità dei carburanti europea è stata svuotata già a partire dal 2014 del suo valore che permetteva di bloccare, o comunque ridurre molto fortemente, le importazioni di petrolio da sabbie bituminose dal Canada, quindi c’era qualcuno che già si muoveva molto in anticipo prima che noi sapessimo ancora cosa c’era scritto dentro quell’accordo C’era qualcuno che si muoveva per settare gli standard e le normative che sarebbero state comode per poi fare affari con l’Unione Europea Potrei dire – per esempio – che come ha già accennato Federica prima che con il JEFTA abbattiamo i controlli alle frontiere sulle importazioni di organismi geneticamente modificati, che hanno soglie tollerabili molto più alte in Giappone rispetto all’Unione Europea E tutta una serie di cose che – diciamo – producono il loro impatto sull’ambiente, sugli ecosistemi, sull’agricoltura Però forse – per fare un intervento, invece più breve e non ribadire tutto quanto – potrei dire che l’essere qui tra le istituzioni – diciamo – in dialogo con la società civile, questo momento che ci siamo ricavati è un momento che deve essere valorizzato anche per il futuro Ovvero, come accennava Monica pochi secondi fa, non è un tema di sovranismo, ma è un tema di sovranità E questo va ribadito molto fortemente: questa parola della sovranità democratica delle persone e anche delle stesse istituzioni nella loro capacità e possibilità di normare, di fare regole perché sono investiti del nostro voto per quello È questo che deve cominciare a passare nella comunicazione perché altrimenti sarà sempre uno scontro di fazioni opposte e poi, probabilmente, neanche troppo esistenti almeno non in questa sala in cui si cerca invece di ricucire un rapporto che produca degli effetti sulla sovranità democratica del Paese, sulla sua capacità di regolare nell’interesse comune, per il bene collettivo Perché quello, invece a cui assistiamo – approvando questo genere di accordi – è una cessione occulta di sovranità fatta dagli stessi Parlamenti che li approvano Pensiamo alla decina di Parlamenti che ha già (11, mi sembra) ratificato il CETA Sono tutti rappresentanti del popolo e delle sue fasce sociali che hanno deciso di abdicare alla loro possibilità di recuperare, invece una capacità normativa nell’interesse pubblico Perché non saranno più in grado di emettere di fare leggi o di fare norme che vadano nell’interesse pubblico se queste norme contrasteranno con il volere di piccoli gruppi… di grandi gruppi, ma pochi gruppi di interesse che invece potranno ricorrere a Tribunali sovranazionali per poter far valere la loro proposizione e ottenere delle compensazioni monetarie o addirittura minacciare a tal punto gli Stati, che ivi possono comparire soltanto come imputati, di ritirare le normative in questione Quindi proprio il recupero di questa sovranità, di questa volontà di contare anche all’interno dell’Europa, che è giusto che oggi si discute di queste cose ed è giusto che quello di cui si parla oggi esca fuori da queste sale e arrivi nel grande dibattito nazionale In particolare, per quanto riguarda il servizio idrico (ed è stato segnalato recentemente da una lettera del Presidente del più grande sindacato tedesco dei servizi pubblici verdi: da Frank Bsirske, che al proprio Ministro dell’Economia, insieme a una serie di altri enti) il servizio idrico non viene assolutamente tutelato L’esclusione non è assolutamente chiara e anzi è piuttosto forte la preoccupazione che sia – diciamo – una backdoor, una porta per… nel futuro avere elementi di ulteriore privatizzazione nel settore dell’acqua anche proprio in quei Paesi – come la Germania e nel caso anche l’Italia -… quello che invece vogliono fare politiche diverse Ricordo che in Europa l’iniziativa dei cittadini europea sul diritto all’acqua ha raccolto due milioni di firme, che la Commissione è obbligata ad andare avanti nel ricevimento di questa iniziativa e che questi trattati – come succede spesso – vanno da un’altra parte L’accordo col Giappone, esattamente come per tutti gli altri dispositivi che vengono considerati in tutti gli accordi commerciali europei, prevede un capitolo, che è il capitolo sullo sviluppo sostenibile e il capitolo su ambiente, e il capitolo sul lavoro, dove tutte le questioni

collegate alla tutela dei diritti sono sostanzialmente consultive Non esiste nessun dispositivo che permetta – non tanto e non soltanto alla società civile, ma anche ai Governi – di poter imporre delle direttive, delle direzioni, degli obiettivi che vadano ad aumentare la tutela dei diritti Come “Fairwatch” noi siamo parte, all’interno – diciamo – dell’architettura europea della Direzione Generale Commercio di alcuni gruppi di consulenza della società civile: vengono chiamati “advisory group” e sono considerati proprio all’interno dei trattati di libero scambio come degli spazi di monitoraggio Ma noi facciamo parte degli advisory group dell’accordo con il Centro America e del recente accordo con Ecuador (che come sapete è stato inserito e conglomerato nel Perù, Colombia, Ecuador) Ecco, noi come realtà della società civile, all’interno di questi dispositivi istituzionali, non abbiamo nessun potere di intervento se non soltanto la possibilità di accedere su alcuni documenti e di poter chiedere spiegazioni e di poter magari porre la questione attraverso dei panel di esperti Capite bene che – laddove invece, in certi trattati, esistono addirittura dei Tribunali come gli arbitrati internazionali che tutelano gli investimenti e gli investitori – c’è un forte disequilibrio che spiega, poi perché la globalizzazione va in una certa direzione Proprio per l’accordo con gli Stati Uniti, ma anche col CETA, in realtà, perché vi ricorderete che ci sono stati i processi paralleli Il Parlamento europeo – nel 2016, o meglio nel 2015, nel novembre del 2015 – votò una risoluzione prima dell’accordo di Parigi per sottolineare il fatto che tutti i capitoli sugli investimenti che presupponevano un arbitrato internazionale rischiavano di mettere in discussione profondamente gli obiettivi dell’accordo di Parigi Perché le politiche di tutela del clima avrebbero rischiato di essere sottoposte a giudizio di un arbitrato privato Allora, per andare in conclusione, il problema in questo momento non è andare a vedere le luci e le ombre di uno scambio commerciale, la questione è andare a vedere l’impianto generale di questi trattati aprendoli veramente come uno scrigno e cercando di andare a intervenire fermando questa agenda commerciale per pretendere che venga profondamente modificata Finché non verranno toccati soprattutto questi aspetti che parlano della priorità dei diritti, della priorità dell’ambiente, della priorità delle comunità e del diritto del lavoro sugli interessi dei soggetti commerciali ed economici, noi non riusciremo a cambiare nulla Oltre 2.300 enti locali, tra cui il Comune di Roma, tra cui il Comune di Bologna, tra cui il Comune di Pisa (vado a memoria), Comune di Genzano il Comune di Albano, addirittura nei Castelli Romani hanno adottato dei documenti formali che chiedono al Parlamento e al Governo l’impegno (non a solo a quello di prima, cioè a quello in carica perché loro sono ancora in carica quindi…) di rispondere e di analizzare i trattati dall’inizio alla fine, di incidere sui negoziati e di fermarli! Non gli chiedono di accarezzarli, non gli chiedono di valutare i danni: gli chiedono di fermarli, glielo chiedono proprio perché i nostri enti locali, spesso e volentieri, si trovano a valle di tutte le decisioni europee Questi – diciamo -… queste scivolate poi fanno sì che chi è Sindaco, chi è Consigliere, chi è Assessore, poi alla fine si debba gestire delle decisioni prese lontanissime che neanche capisce e adattare – oltretutto -, perché questi trattati hanno la forza di direttiva, hanno una forza – come dire – di legge europea, quindi di standard, le normative nazionali Una cosa sul Canada, che è divertente raccontare, è che gli Stati canadesi (perché il Canada è uno Stato federale) si stanno rifiutando di ratificare e di modificare le proprie normative sulla base del CETA E i famosi presunti guadagni si infrangono sulle barriere normative nazionali Questi Stati non hanno… il Québec, grandi Stati evocativi, non hanno alcuna intenzione di modificare le loro normative né in termini di scambi di merci, né in termini di scambi di servizi perché li considerano una parte della loro prerogativa Il lavoro con le autonomie, con le istituzioni locali è fondamentale ed è fondamentale che gli amministratori locali capiscano la ricaduta che questi accordi hanno sui territori Dove gli amministratori locali sono amministratori oculati che conoscono il loro territorio le produzioni, ma non solo agroalimentari, anche le piccole aziende che hanno nel territorio capiscono che questi accordi sono pericolosi e quindi noi riusciamo a ritrovare oggi un territorio italiano dove abbiamo oltre 2.400 Comuni che sono in opposizione al CETA e 14 Regioni

in opposizione al CETA ed anche Comuni piccolissimi E questa è una cosa che fa piacere perché di fronte a un’opinione pubblica che non conosce neanche gli argomenti, a parlamentari che non conoscono gli argomenti, perché l’ha detto prima l’Onorevole Russo, ci sono molti colleghi suoi, ma anche della De Petris che non conoscono minimamente l’argomento di cui si sta parlando, invece noi abbiamo amministratori locali di Comuni minuscoli che ne sanno tutto, ne sanno più di noi, che stamattina ci scrivevano dicendo: «Ma come siete messi con la questione Di Maio, la perplessità, ecc…?» Noi abbiamo portato – e questo mi fa piacere molto dirlo -… abbiamo portato al meeting di Barcellona, due anni fa, un consorzio di piccoli Comuni del Friuli Venezia Giulia che si sono consorziati insieme, hanno fatto delle realtà quindi hanno costruito un molino sociale, hanno fatto una filiera del pane, questi amministratori (sono quattro amministratori, quattro piccoli Sindaci), due di questi quattro piccoli Sindaci sono diventati Consiglieri regionali adesso del Friuli Venezia Giulia proprio perché – evidentemente – anche dare questo respiro internazionale al loro lavoro, questa attenzione – appunto – a temi più alti gli ha portato una visibilità e anche il giusto riconoscimento, per cui oggi sono diventati Consiglieri regionali e a noi fa piacere averli accanto perché saranno persone in più da stalkerizzare come è nostra… è nostra prassi